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TERNI, PALAZZO DI PRIMAVERA
20.04 - 12.05 2013

Silvia Pegoraro
I CONTRASTI DELL'APPARIRE: L' EPOS DI NEGRO, TRA IL VISIBILE E IL VISIONARIO  



"La pittura di cui parlo è in ebollizione, essa vive….brucia."                                                      Georges  Bataille, Le lacrime di Eros

Dall'architettura alla deflagrazione del reale
Jean Baudrillard, nel suo saggio Verité ou radicalité de l'architecture, scrive che "l'architettura non riempie uno spazio, ma lo genera"  : affermazione che potrebbe senz'altro valere per tutta l'arte, e a maggior ragione per l'arte attuale, che si trova a confrontarsi con un concetto di spazio completamente rivoluzionato, rispetto solo a qualche decennio fa.
Al pittore Andrea De Angelis (in arte "Negro" sin dai primi anni '90) gli studi di architettura e il carattere profondamente analitico del disegno architettonico hanno fatto comprendere in modo ancora più acuto come  il nostro rapporto con lo spazio stia mutando: lo spazio storico, tradizionale, "razionale" sta scomparendo; lo spazio del presente-futuro è una combinazione dello spazio "reale" e di quello virtuale (possibile, onirico, immaginato, futuribile e quant'altro…) . Ecco allora che la sua congenita familiarità con le immagini ("Fin da ragazzino sono stato catturato dalle immagini, la mia memoria è una memoria di immagini…", come lui stesso scrive) ha cominciato a generare una pittura sontuosa e inquietante, potente e insieme precaria, che partendo da liriche composizioni aniconiche si è sviluppata in una direzione sempre più ancorata al reale, ma che nello stesso tempo ne coglie efficacemente proprio la precarietà, la continua metamorfosi e l'essenza, per così dire, "spettrale".  Interrogazione esistenziale, disagio psicologico, denuncia sociale si fanno allora sempre più intense, nella pittura di Negro, mentre i colori si fanno sempre più acidi e incandescenti, le figure sempre più allucinate e scarnificate, i volti, maschere grottesche o sembianze spettrali. Nel suo lavoro si riaffaccia così il "continente sommerso" dell'espressionismo italiano: in effetti, nel territorio italiano non c'è stato alcun gruppo artistico che si sia raccolto sotto l'etichetta di Espressionismo, ma vi sono stati diversi grandi pittori che possono definirsi in certa misura "espressionisti", per la loro figurazione selvaggia, o le loro visioni sintetiche e icastiche, in qualche modo segnate dalla deformazione o dal primitivismo. Il lavoro di Negro riecheggia anche queste voci "espressioniste": da Lorenzo Viani a Fausto Pirandello, dall'espressionismo "pop" di Schifano, Angeli e Festa, all'infiammata e corrosiva figurazione di certa Transavanguardia…Dal lavavetri al transessuale, dalle telefoniste di call center ai "meninos de rua", dagli immigrati sui barconi della morte alle lap dancers, da paesaggi postindustriali a desolati paesaggi dell'anima - tutti li incontriamo in questa mostra -  nella pittura di Negro il reale si trasfigura in immagini oniriche.                                                                                                                                                Il cambiamento della nostra percezione dello spazio è collegato alla diversa percezione del mondo che ci viene offerta dalla telematica: noi non abitiamo più il mondo, ma sempre e solo la descrizione del mondo: il monitor oggi si propone come ambiente totale, offrendoci la più estesa e completa descrizione del mondo. Ma nel farlo ne modifica la percezione, e descrive un mondo che non c'è se non nella sua descrizione. L'arte di Negro, proprio grazie alla sua trasfigurazione onirica ma acutamente "sensibile", della realtà,  si oppone e resiste a ogni sorta di contraffazione mediatica del visibile, non tanto per difendere ottusamente il respiro della tradizione, quanto per necessità di essere linguaggio rispondente agli impulsi primari del colore e della materia. In  fondo l'avanguardia, nella stagione delle alternative radicali, aveva aperto, da una parte, all'inabissamento del senso, all'idea di un tempo in cui ogni cosa è destinata al consumo, poiché nulla ormai è più fondabile, certificabile; dall'altra, aveva iniziato a interrogarsi su quanto è  inconsumabile. Contro ogni riduzionismo, Negro cerca di cogliere – in un mondo che s'inabissa  in ogni istante –  la resistenza del reale: un reale che deflagra e si polverizza, ma resiste, nella sua essenza più carnale e originaria.  Continuamente sotto attacco, crivellate dai colpi del tempo e dell'effimero, del tempo effimero della contemporaneità, le immagini del reale  non possono tuttavia essere strappate a una permanenza irriducibile, che vive sotto ogni apparenza. E' un persistere che affiora dal profondo sino alle soglie della coscienza, e che è identificabile con la genesi stessa delle immagini. Questa via rifiuta la pura "illusione referenziale" quale prodotto dei codici percettivo-rappresentativi storicamente determinatisi come "naturalistici": recupera, certo,  il "sensibile" visivo e la riconoscibilità dell'oggetto, ma li incastona in un contesto violentemente onirico, carico di effetti di spaesamento. L'artista plasma uno spazio analogico, fatto di familiare e di ignoto: di qui l'elemento unheimlich, perturbante, che pervade costantemente le sue opere, e ci avverte di come questa figurazione pittorica abbia assimilato le esperienze della fotografia e gli effetti di dissolvenza incrociata del cinema, producendo  così, continuamente, quelli che Gilbert Durand definirebbe "scenari non naturali" .

Cosmo e paesaggio, tra origine e futuro

E'  evidente l'insistenza con cui la nostra epoca si interroga sulla percezione dei "luoghi" del reale e sui processi conoscitivi. Se tutto muta, lo spazio intorno a noi è illusorio e instabile, vertiginoso e sfuggente, desolato e straniante. Questa riflessione sull'identità dello spazio sembra trovare un'elaborazione particolarmente efficace e inquietante in tutta una parte del lavoro di Negro: quella di cui è protagonista una sorta di paesaggio-non paesaggio, di spazio desolato  da cui l'uomo sembra assente, nonostante si tratti quasi sempre di uno spazio urbano. Urbano ma "alienato", carico di un'atmosfera stranamente metafisica, saturo di colori timbrici dai forti contrasti… Come nella serie delle Gru, o nello splendido L'imperscrutabile mare di Allah (2005) . O nella serie OVNI,  dove la presenza di piccoli dischi volanti-UFO, fluttuanti nel mare di colori allucinati, contribuisce a "straniare" ulteriormente questi desolati scenari  urbani, popolati di enormi edifici eternamente in costruzione… La  civiltà contemporanea, con i suoi corollari di desolazione e alienazione, diventa protagonista. Attraverso immagini brucianti, e in qualche modo fiabesche, Negro trasforma il paesaggio-non paesaggio contemporaneo in un'esperienza assoluta dello spazio: pazio trasformato dall'uomo, ma da cui la figura umana è bandita.
Nel Novecento, la perdita di unità della natura, o meglio della sua immagine, parallelamente alla frantumazione dell'immagine del soggetto operata dalla psicoanalisi, determina una disseminazione dell'idea di spazio, dunque di paesaggio. E' divenuta del tutto improbabile quell'identità enunciata da Schelling : la natura è lo spirito visibile, lo spirito è la natura invisibile. Fra gli scrittori moderni, Musil forse più di ogni altro ha espresso lo smarrimento di una facoltà estetica in grado di articolare la relazione tra soggettività, natura e paesaggio. Viviamo in un'epoca che ha esteso i confini dell'immaginabile, e nel contempo ha fatto deperire le forme di esperienza della natura non inscrivibili nel progetto tecnologico.      
Kenneth Clark nel suo fondamentale saggio sul Paesaggio nell'arte  ,  ha messo in evidenza proprio la scomparsa della percezione della natura come unità e le connotazioni apocalittiche della civiltà contemporanea. In questi ultimi anni abbiamo anche perduta la fede nella stabilità di ciò che con fiducia chiamavamo "l'ordine naturale" ; e, quel che è peggio, sappiamo di essere noi stessi in possesso dei mezzi per distruggere quell'ordine. Perdita di unità, frammentarietà, dunque, e forte inquietudine. Negro si fa interprete di questo stato d'animo, assumendo nella dimensione della sua  pittura cromaticamente ricca ed emotivamente rapinosa tutte le contraddizioni del paesaggio contemporaneo: desolate periferie urbane, fabbriche dalle sagome fatiscenti, che più che al futuro sembrano già rinviare a un'archeologia del moderno, come in Paesaggio decadente post-industriale (2011).
La contemplazione di questi spazi vasti  e allucinati schiude un luogo al di là dei suoi limiti, sino a fare di esso un'epifania dell'infinito. Il rifiuto dell'idea di infinito proprio di molta cultura contemporanea comporta la negazione del paesaggio, la sua riduzione a  spazio misurabile : pura e semplice estensione quantitativa. Uno spazio dal quale viene, per così dire, raschiato via il paesaggio. La sfida di Negro è quella di recuperare l'idea e il senso di paesaggio, ma non certo in senso oleografico e idilliaco, come è evidente. Ciò può avvenire soltanto attraverso una sorta di  "superamento" della  natura : come l'arte classica per Hegel, la natura diventa "cosa del passato".

Tra presenza e assenza

La poetica postmoderna oscilla tra l'eccesso dei segni e l'assenza completa, il vuoto, simbolizzato dall'immagine "iconoclasta" del deserto: forma vuota, pura, priva di referente. L'oggetto, a sua volta, colto nel suo punto di arrivo tecnologico come merce, può essere convertito in evento enigmatico, sfida perenne al senso, come spesso accade nei dipinti di Negro .
La psicoanalisi ci ha insegnato come sia proprio dell'oggetto darsi quale solida presenza materica, e insieme inquietante assenza : sul tema del "vuoto" e della maschera che copre appunto un vuoto, un'assenza, si è molto soffermata la riflessione estetica qualche decennio fa.  L'oggetto rinvia a qualcosa di assente che non potrà mai essere afferrato e posseduto, e che però il soggetto non si stanca d'inseguire, e insegue, prima di tutto, nella memoria.   Negro  lavora sulla memoria, sulla sua ineludibile persistenza, e insieme sulla sua fragilità e labilità. La memoria come mito e come frammento. Come matrice delle immagini e come loro ammutolimento. "Flash-back emozionali si manifestano improvvisamente nella mia mente sotto forma di immagini, immagini di luoghi qualsiasi che risvegliano memorie e stati d'animo unici…", scrive l'artista, per arrivare a concludere che  "In ultimo non rimangono che 'frammenti….".
Disseminazione. Frammenti. Il frammento infrange la continuità del discorso, la "grande catena del linguaggio", non più una con "la grande catena dell'essere" , e insieme mette in crisi l'unità soggettiva dello spettatore.
Tra il Lord Chandos di Hoffmansthal, folgorato dal riconoscimento della scomparsa dell'intrinseco legame parola-cosa, che si affida alla "pienezza" delle creature mute, e la sicumera tecnologica della totale misurabilità del mondo, Negro si muove delineando una sua esperienza del tragico: esperienza dell'interruzione del poter-dire, che subentra nell'impatto delle cose; esperienza della fragilità e precarietà dell'identità umana. Esperienza che porta a percepire lo spazio come vuoto, come assenza. Oppure come memoria, dunque come tempo. Ma si tratta di un tempo che consuma e annienta, e lascia nello spazio profonde ferite, oppure è coinvolto nell'inarginabile emorragia di senso dell'esistenza mediatica, nella dilagante "banalità del male" (H. Arendt), riducendosi al "cattivo infinito" di un computo indifferente e senza scopo, come forse stanno a indicare le serie numeriche che costellano le superfici di alcuni quadri recenti di Negro (Di-scorrere del tempo, Tempo prezioso, o ancora Cibo, tutti del 2013).  Il pittore riesce a evidenziare questa dimensione tragica  trasformando il corpo umano  in un operatore capace di far saltare tutti i codici linguistici, col ritrarsi in un'indicibile assenza: " Il corpo non è né sostanza, né fenomeno, né carne, né significato", come scrive Jean-Luc Nancy . Molte delle figure umane tratteggiate da Negro sono ritratti dell'assenza. Il termine ritratto, paradossalmente, non ci conduce alla radice di "rivelare", ma attiene al latino retrahere, cioè ritrarsi, sottrarsi, sfuggire. Negro ci invita a scoprire i tratti di un volto, le linee di un corpo, per poi ritrarlo immediatamente nel baratro di un mistero senza soluzioni. Per lui, la mimesi pittorica si colloca in una posizione ambigua, divisa tra somiglianza e irriconoscibilità,  ma è sempre incline a un uso acuto e pungente dei frammenti del reale, metafora errante tra il simbolico e l'immaginario: L'umano errare  - così vicino all'umano errore - a cui allude il titolo di uno splendido  lavoro del 2006, il suggestivo "ritratto" di una sedia vuota.


Corpo sociale e corpo onirico

Nell'universo tecnologico, il deperire dell'esperienza della natura va di pari passo con quello della memoria umana, in quella complessiva atrofia della capacità di esperienza diagnosticata da Benjamin. Il quale,  non a caso,  istituisce penetranti analogie tra il mondo della phisis decaduta e la temporalità della storia, sottoposti a una medesima legge di mineralizzazione, in cui traccia umana e detrito geologico sempre meno si distinguono   .
Esiste un eroismo della vita moderna, ha scritto il poeta-critico tanto caro a Benjamin, Baudelaire. Ma la vita contemporanea costringe  all'eroismo della sopravvivenza. Alla luce della contemporaneità, Negro indaga su questo corpo umano consegnato a uno spazio che è assenza di luogo, dove "le cose e gli esseri ci colpiscono come se non fossero più un mondo , galleggiando nel caos della loro esistenza" (Emmanuel Lévinas).
Il corpo-immagine della cultura contemporanea è spesso privato della carne, è l'indumento vuoto (come nelle vestaglie di Jim Dine o nella sua bombetta sotto cui manca il volto, in Hat del 1961). La realtà riflessa nell'immagine derealizza la realtà stessa a favore della simulazione. Per comprendere quest'operazione di ribaltamento ottico dei corpi proviamo a pensare all'avventura di Alice che attraversa l'immagine oltrepassando lo specchio. Quale realtà incontra? Non il simulacro della precedente, ma, al contrario, il suo doppio modificato in modo da non essere più riconoscibile strutturalmente, come afferma Deleuze nel suo straordinario Logique du sens  . Come nella trance, come nelle possessioni rituali, si tratta piuttosto di una nuova condizione di neutralità, di impersonalità del corpo.
In un mondo in cui i corpi hanno acquisito una struttura "altra" , misteriosa, sfuggente, le immagini di Negro ci mostrano la realtà dell'abitudine in una strana dissolvenza: i corpi ci appaiono come "straniati", come se non fossero più inscritti in quell'orizzonte di evidenze che ce li rendeva familiari; come se avessero deciso di sottrarsi alla trasparenza della luce e alla chiarezza del senso. Eppure, attraverso la febbrile proliferazione della sua materia-colore, Negro restituisce a quei corpi una nuova carnalità. Ed è proprio attraverso la tensione a volte quasi insostenibile di questa corporeità che rende ancora più forte il senso di "straniamento", suggerendoci un'interrogazione profonda sul corpo umano, sull'uomo e sul suo essere gettato nella storia.

Silvia Pegoraro
THE CONTRASTS OF APPEARING: THE EPOS OF NEGRO, BETWEEN THE VISIBILE AND THE VISIONARY

"The painting of which I speak boils, it lives….it burns."      
Georges Bataille, The Tears of Eros
From architecture to the deflagration of the real
Jean Baudrillard writes in his essay Vérité ou radicalité de l'architecture, that "architecture doesn't fill a space, but it generates it"  : a statement that could well apply to all art, and especially so to current art, which finds itself faced with a completely revolutionized the concept of space, compared to only a few decades ago.
To the painter Andrea De Angelis (known professionally as "Negro" since the beginning of the '90s) studies of architecture and the profoundly analytic character of architectural design have made him understand even more acutely how our relationship with space is changing: historical, traditional, "rational" space is disappearing; the space of the present-future is a combination of  "real" space and virtual ones (possible, dream, imagined, futuristic and anything else…).  Here then his congenital familiarity with images ("Since I was a little boy I was captured by images, my memory is a memory of images...", as he himself writes). He began creating a sumptuous and disquieting painting, powerful and at the same precarious, that starting from aniconic lyrical compositions has developed in a direction ever more anchored to reality, but that at the same time it effectively seizes exactly the precariousness, the continuous metamorphosis and the so to speak "spectral" essence. Existential inquiry, psychological discomfort, social accusation so become ever more intense in Negro's painting, while the colours turn more acidic and incandescent, the figures increasingly hallucinatory and fleshless, faces, grotesque or ghostly features.
Thus the "hidden continent" of Italian expressionism re-emerged in his work. In fact, Italy has never had any group of artists collected under the label of Expressionism, but there have been several great painters who can defined to a certain extent "expressionist," for their wild representation, or their synthetic and icastic visions, marked in some way by deformation or primitivism. The work of Negro echoes these "expressionist" voices: from Lorenzo Viani to Fausto Pirandello, from the "pop" expressionism of Schifano, Angeli and Festa, to the inflamed and corrosive figuration that is surely Trans-avant-garde... From the window-washer to the transsexual, from call centre telephone operators to "meninos de rua", from immigrants in death-boats to lap dancers, from post-industrial landscapes to the desolate landscapes of the soul – we meet them all in this exhibition. Negro's painting transforms the real into dreamlike images.
The change in our perception of space is linked to the different perception of the world that the internet offers us; we no longer live in the world, but always and only in the description of the world. The monitor presents itself today as a complete environment, offering us the most wide-ranging and complete description of the world. But in doing so it changes our perception of it, and describes a world that isn't there except for in its description. The art of Negro, thanks to its transfiguration that is dreamy but acutely "sensitive" of reality, opposes and resists any kind of media forgery of the visible, not so much to obtusely defend the breath of tradition, as out of need to be a language responding to the primary impulses of colour and material. After all, in the season of radical alternatives, avant-garde had opened, on the one hand, to engulfment of meaning, of the idea of a time when all things are intended for consumption, since nothing is fusible, certifiable anymore, and on the other, Negro began to ask himself how much is everlasting. Against all reductionism, Negro seek to gather – in a world that is engulfed in every moment – the resistance of the real: a real that explodes and is pulverised, but resists, in its most carnal and original essence. Continually under attack, riddled by the blows of time and the ephemeral, the fleeting time of contemporaneity, the images of the real cannot, however, be torn from an irreducible permanence, that lives under every appearance. It's a persistence that surfaces from the depths up to the threshold of consciousness, and that is identifiable with the same genesis as the images. This way rejects the pure "referential illusion" as products of perceptual-representational codes historically determined as "naturalistic"; it recovers, certainly, the visual "sensitive" and recognisability of the object, but sets them in a violently dreamlike world, full of effects of disorientation. The artist shapes an analogical space, composed of the familiar and the unknown; hence the eerie, unheimlich, disturbing element that constantly pervades his works and that warns us of how this pictorial representation has assimilated the experiences of photography and cinema's cross-fade effects, thus continuously producing what that Gilbert Durand defines as "non-natural scenarios"  .

Cosmos and landscape, between origin and future

The insistence with which our age examines the perception of real "places" and of cognitive processes is obvious. If everything changes, the space around us is illusory and unstable, dizzying and elusive, desolate and alienating. This reflection on the identity of the space seems to find a particularly effective and disturbing processing in all of a part of Negro's work: that part whose protagonist is a kind of landscape-not landscape, of desolate space from which man seems to be absent, despite this being almost always an urban space. Urban but "alienated", laden with a strangely metaphysical atmosphere, saturated with strongly contrasting tonalities of colours... As in the Gru (Crane) series, or in the splendid L'imperscrutabile mare di Allah (Allah's inscrutable sea) (2005) . Or in the OVNI series, in which the presence of small flying saucer-UFOs floating in a sea of dazzling colours lends a further "estrangement" to these desolate urban scenes, populated by enormous buildings eternally under construction... Contemporary civilization, with its corollaries of desolation and alienation, becomes the protagonist. Through burning and in some way fairy-tale images Negro transforms the contemporary landscape-non landscape into an absolute experience about space: space transformed by man, but from which the human figure has been banished.
In the twentieth century, the loss of unity of nature, or rather of its image, in parallel to the shattering of the image of the subject operated on by psychoanalysis, determines a spread of the idea of space, and therefore of landscape. That identity expressed by Schelling has became highly unlikely: nature is the visible spirit, spirit is the invisible nature. Among modern writers, Musil perhaps more than any other has expressed the loss of an aesthetic faculty able to articulate the relationship between subjectivity, nature and landscape. We live in an era that extended the boundaries of the imaginable, and at the same time has caused the forms of experience of nature that cannot be recorded by technology to wither.
In his fundamental essay about landscapes in art , Kenneth Clark underscored precisely the disappearance of the perception of nature as a unit and the apocalyptic connotations of contemporary civilization. In recent years we have also lost faith in the stability of what we have confidently called the "natural order" and, what is worse, we know ourselves to possess the means of destroying that order. A loss of unity, fragmentation, therefore, and great anxiety. Negro is the interpreter of this state of mind, undertaking in the importance of his chromatically rich and emotionally rapturous painting all the contradictions of the contemporary landscape: desolate outskirts, factories with crumbling profiles, which already seem to refer to an archaeology of the modern more than to the future, as in Paesaggio decadente post-industriale (Decaying post-industrial landscape) (2011).
The contemplation of these vast haunted spaces opens up a place beyond its limits, until it becomes an epiphany of infinity. The rejection of the idea of infinity itself of  much contemporary culture involves the denial of the landscape, its reduction to a measurable space: a pure and simple quantitative extension. A space from which the landscape, so to speak, has been scraped away. Negro's challenge is to recover the idea and the sense of landscape, but certainly not in an idyllic oleographic sense, as is evident. This can only happen through a kind of "overcoming" of nature: as classical art was for Hegel, nature becomes a "thing of the past."

Between presence and absence

Postmodern poetry swings between the excess of the signs and their complete absence, emptiness, symbolized from the "iconoclastic" image of the desert: empty form, pure, devoid of contact. The object, in turn, taken as a commodity at its point of technological arrival, can be converted into an enigmatic event, a perennial challenge to the sense, as often happens in Negro's paintings.
Psychoanalysis has taught us that it is precisely the object that gives some solid material presence, together with a disturbing absence: on the theme of "empty" and the mask that exactly covers a void, an absence, the aesthetic reflection stopped to linger a few decades ago. The object refers to something missing that can never be grasped and possessed, but which the subject never tires of chasing, and is chasing, first of all, in the memory. Negro works on the memory, on its inescapable persistence, together with its fragility and transience. Memory as a myth and as a fragment. As a matrix of images and as their having fallen silent. "Emotional flashbacks suddenly show themselves in my mind in the form of images, images of whatever places that reawaken memories and unique moods...", the artist writes, concluding that "In the end there are only 'fragments...'".
Dissemination. Fragments. The fragment breaks the continuity of discourse, the "great chain of language," no longer one with "the great chain of being"  , and together they push the viewer's subjective unity into crisis.
Between Lord Chandos di Hoffmansthal, struck by the recognition of the disappearance of the intrinsic word-thing link, which relies on the "fullness" of the mute creatures, and the technological arrogance of the total measurability of the world, Negro moves outlining his experience of the tragic: experience of the interruption of able-to-say, that replaces the impact of things; experience of the fragility and precariousness of human identity. Experience that leads to the perception of space as empty, as absence. Or as memory, and so, as time. But it is a time that consumes and annihilates, and leaves deep wounds in space, or is involved in the uncontainable haemorrhage of meaning in the media existence, in spreading "the banality of evil" (H. Arendt): reducing itself to the "infinite bad" of an indifferent and pointless reckoning, as perhaps the numerical series that dot the surfaces of some of Negro's recent paintings indicate (Di-scorrere del tempo (Of-passing of time), Tempo prezioso (Precious time), or Cibo (Food), all from 2013). The painter is able to highlight this tragic dimension transforming the human body into an agent able to leap over all the linguistic codes, retreating in an unspeakable absence: "The body is neither substance nor phenomenon, flesh nor meaning," as Jean-Luc Nancy wrote.  Many of the human figures sketched by Negro are portraits of absence. The term portrait, paradoxically, doesn't derive from the root of the word "reveal", but relates to the Latin retrahere, that is, retreat, remove oneself, flee. Negro invites us to discover the features of a face, the lines of a body, and then immediately withdraw into the abyss of a mystery without solutions. For him, the pictorial mimesis is found in an ambiguous position, divided between similarity and unrecognizableness, but always inclined to a sharp and pungent use of fragments of reality, metaphor roving between the symbolic and the imaginary. L'umano errare (the wandering human) – so close to blundering human – to which the title of a splendid work from 2006 alludes, the evocative "portrait" of an empty chair.

Social body and dreamlike body

In the technological universe, the deterioration of the experience of nature goes hand in hand with that of human memory, in that overall atrophy of the ability to experience diagnosed by Benjamin. Which, not surprisingly, institutes insightful analogies between the world of the fallen phisis and the temporality of history, subject to the same law of mineralization, in which human traces and geological debris are increasingly less differentiated.
There exists a heroism of modern life, as Baudelaire, the poet-critic so dear to Benjamin, wrote. But contemporary life constrains heroism to survival. In the light of contemporaneity, Negro investigates this human body consigned to a space that is no place, where "things and beings strike us as if there were no longer a world, floating in the chaos of their existence" (Emmanuel Lévinas).
The body-image of contemporary culture is often fleshless, the garment empty (as in Jim Dine's robes or in the bowler hat missing a face, in 1961's Hat). The reflected reality in the image de-realises the reality itself in favour of the simulation. To understand this operation of optical overturning of bodies we must try to think about the adventures of Alice who through the image passes through the looking-glass. What reality does she encounter? Not the simulacrum of the previous one, but, on the contrary, its double modified so as not to be recognizable structurally any longer, as stated in Deleuze's extraordinary Logique du sens  . As if in a trance, as if in ritual possessions, it deals rather with a new condition of neutrality, of impersonality of the body.
In a world in which bodies have acquired an "other" structure, mysterious, elusive, Negro's pictures show us the reality of habit in a strange dissolve: the bodies appear to us as "alienated", as if they were no longer inscribed on that horizon of evidence that made them familiar to us, as if they had decided to escape from the transparency of light and clarity of meaning. Yet, through the feverish proliferation of its matter-colour, Negro restores a new carnality to those bodies. And it is exactly the sometimes unsustainable tension of this corporeity that makes the sense of "alienation" even stronger, suggesting to us a profound examination of the human body, of man and of his being thrown into history.
  • Listening to: AMBIENT MUSIC
  • Reading: CATALOGUE
  • Watching: my girl
  • Playing: pussy
  • Eating: pussy
  • Drinking: MERLOT

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LidiaVives Featured By Owner Jun 25, 2016  Professional Photographer

thx for the fav! :D <3 


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mame-ozizo Featured By Owner Jan 19, 2016  Professional Digital Artist
Thanks for the faves and watch!
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For-W-Art Featured By Owner Oct 19, 2015  Professional Interface Designer
I'm cleaning out my fav's so thanks for the long time ago fav!
Reply
:iconeintoern:
EintoeRn Featured By Owner May 20, 2015  Hobbyist Photographer
Just a little feature ;-) RELAXING SOAP OPERA







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:iconasminka:
asminka Featured By Owner Mar 21, 2015  Student Photographer
Thank You :)
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:icondougbaltz:
DougBaltz Featured By Owner Oct 29, 2014  Professional Traditional Artist
Thanks for the fav
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:iconaqua69:
Aqua69 Featured By Owner Oct 29, 2014  Hobbyist General Artist
grazie per il "preferito" !! ;)
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:iconart-dewhill:
Art-deWhill Featured By Owner Oct 23, 2014   General Artist
Ciao Andrea, please let me thank you very much for faving *Clouds over Franconian Summer Landscape* it makes me happy to see that you like it! Grazie mille :)
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:iconartfox-naru:
ArtFox-Naru Featured By Owner Oct 22, 2014  Student General Artist
Thank you for the add~
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:iconsimpleton--t:
simpleton--T Featured By Owner Oct 22, 2014  Hobbyist General Artist
I wanted to thank you for adding one of mine to your collection in paints, but I was truly rewarded by being drawn to your site--wonderful art!  
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:iconringlov:
ringlov Featured By Owner Oct 22, 2014  Student Filmographer
Thanks for the fav! :sun:
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:icondselene:
dselene Featured By Owner Oct 22, 2014
Gratzie mille Andrea :)
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:iconsheorun:
sheorun Featured By Owner Oct 10, 2014  Student General Artist
Thanks a lot for faving!! :huggle:
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:iconjosue64:
josue64 Featured By Owner Oct 7, 2014  Professional Artist
I thank you for appreciating my artwork. 
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:iconmbitions-markus:
Mbitions-Markus Featured By Owner Sep 20, 2014
thanks for adding me and my shadow to your favorites :)
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:iconmantot:
Mantot Featured By Owner Aug 16, 2014  Hobbyist Photographer
Grazie!
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:iconbatsceba:
Batsceba Featured By Owner Aug 14, 2014   Photographer
thanks for the :+devwatch:
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:iconbatsceba:
Batsceba Featured By Owner Aug 13, 2014   Photographer
:iconthankyoutailsplz: :iconfloatingfoxplz:
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:iconaopan:
aopan Featured By Owner Aug 13, 2014  Hobbyist Photographer
:sprint: 
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:iconandreadeangelis:
andreadeangelis Featured By Owner Aug 13, 2014  Professional General Artist
:smb2powblock: :smb2powblock: 
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:iconaopan:
aopan Featured By Owner Aug 12, 2014  Hobbyist Photographer
Hi, Andrea! Thank you for the faves! :beer:  :beer: :ahoy:
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:iconms-typo:
Ms-Typo Featured By Owner Feb 18, 2014
Hi! :wave:
Thank you so much for adding my art to your favorites.
It is really very appreciated! :heart:
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:iconruimanuelr:
ruiManuelR Featured By Owner Oct 18, 2013
Thank you so much for the favs : )
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:iconmusicallyruthee:
musicallyruthee Featured By Owner Sep 10, 2013  Student General Artist
Thank you for the watch and fave! :)
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:iconrlpt07idn:
RLPT07IDN Featured By Owner Aug 28, 2013
:) :wave: :iconhappybirthdayplz: :iconballoonsplz: :D :cake::icontarddanceplz::cake::party:
:bulletred: www.youtube.com/watch?v=bqV3EQ… :bulletred: :peace::love:
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Word & Image :pointr::pointr::pointr: ~RLPT07IDN © † :ufo::jedi::frail:
You Are Not! And Never Were Separated From God.
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